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Nel suo Dialogo della Divina Provvidenza, dove si riferisce agli insegnamenti ricevuti da Gesù stesso, ella così si esprime sul vizio contro natura: Non solo essi hanno quell’immondezza e fragilità, alla quale siete inclinati per la vostra fragile natura (benché la ragione, quando lo vuole il libero arbitrio, faccia star quieta questa ribellione), ma quei miseri non raffrenano quella fragilità: anzi fanno peggio, commettendo il maledetto peccato contro natura. Quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono; poiché essa non solo fa schifo a Me, che sono somma ed eterna purità (a cui è tanto abominevole, che per questo solo peccato, cinque città sprofondarono per il mio divino giudizio, non volendo più oltre sopportarle la mia giustizia), ma ispiace anche ai demoni, che di quei miseri si sono fatti signori. Non è che ai demoni dispiaccia il male, quasi che a loro piaccia un qualche bene, ma perché la loro natura è angelica, e perciò schiva di vedere o di stare a veder commettere quell’enorme peccato (Santa Caterina da Siena, “Dialogo della Divina Provvidenza”, cap. 124)

San Tommaso d’Aquino (1224-1274) il grande teologo domenicano proclamato dalla Chiesa “Dottore comune” della Cristianità, descrive nella sua eccelsa Summa Teologica l’omosessualità come il vizio contro natura più grave, equiparandolo al cannibalismo e alla bestialità. L’intemperanza è sommamente riprovevole, per due ragioni. Innanzitutto perché ripugna sommamente all’umana eccellenza, trattandosi di piaceri che abbiamo in comune con i bruti. […] Secondariamente perché ripugna sommamente alla nobiltà ed al decoro, in quanto cioè nei piaceri riguardanti l’intemperanza viene offuscata la luce della ragione dalla quale deriva tutta la nobiltà e la bellezza della virtù. […] I vizi della carne che riguardano l’intemperanza, benché siano meno gravi quanto alla colpa, sono però più gravi quanto all’infamia. Infatti, la gravità della colpa riguarda il traviamento dal fine, mentre l’infamia riguarda la turpitudine, che viene valutata soprattutto quanto all’indecenza del peccato. […] Ma i vizi che violano la regola dell’umana natura sono ancor più riprovevoli. Essi vanno condotti a quel tipo di intemperanza che ne costituisce in un certo modo l’eccesso: è questo il caso di coloro che godono nel cibarsi di carne umana, o in quello sodomitico” (San Tommaso d’Aquino O.P., “Summa teologica”, II-II, q.142 a.4). Insomma, se l’ordine della retta ragione viene dall’uomo, l’ordine della natura proviene direttamente da Dio stesso; pertanto nei peccati contro natura in cui viene violato l’ordine naturale, viene offeso Dio stesso in qualità di Ordinatore della natura (San Tommaso d’Aquino O.P., “Summa teologica”, II-II, q. 154 a.12)

deepchurch_gayfriendlyultima modifica: 2024-07-10T11:29:58+02:00da sedda-co
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