simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro…

[ SERAFINO M. LANZETTA F.I., Super hanc petram, ed. Fiducia, Roma 2022, pp. 184-185.187 ]

Quella conciliarità diffusa negli interventi di papa Francesco, più come spirito che come corpo testuale, fa però una sorta di retromarcia nella preferenza della lettera del Concilio in ambito liturgico. Sembra che a tratti riaffiori il concetto di “Chiesa militante”, sostituito dal Vaticano II con “pellegrinante”. L’estate 2021 è stata spettatrice di un drastico intervento del Papa con un Motu proprio dal titolo Traditionis Custodes, con cui non solo si abolisce quello precedente di Benedetto XVI, Summorum Pontificum, con cui veniva concesso a tutti i sacerdoti la facoltà di celebrare la Messa secondo il Messale Romano del 1962 senza alcun permesso da parte dell’Ordinario del luogo, ma si pianifica con divieti e restrizioni pesanti anche la sparizione della stessa Messa, considerata nemica dell’unità. Colpisce in Traditionis Custodes tra le altre cose quanto si dice all’articolo 1: I libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, inconformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano.

Ma se è così, perché i vescovi, quando lo ritenessero opportuno, potrebbero concedere la facoltà di celebrare secondo il Messale Romano antico, ultimamente aggiornato da Giovanni XXIII? Sarebbe autorizzare una Messa, che non esprime la lex orandi della Chiesa. E allora che cosa esprime? E perché essere autorizzati a celebrarla? In realtà, non si può restringere la lex orandi a una parte di Chiesa, quella più aggiornata e più recente. Tale lex o esprime tutta la Chiesa (con tutti i suoi concili e tutti i suoi riti) in un’unità sinfoni o non la esprime affatto. I vescovi perciò fungerebbero in questo caso piuttosto da “soldati” di una Tradizione, che inizia con il Concilio, e non invece da “custodi” di una Traditio, che inizia con gli Apostoli, quali loro successori. Il fatto che il Vaticano II sia l’ultimo Concilio della Chiesa non dice necessariamente che esso esprima tutta la Traditio della fede e di preghiera della Chiesa, anche perché l’ultimo concilio si pose su un piano atipicamente pastorale.

[…] Sulla base di cosa si può affermare che il Messale antico abbia favorito l’ostilità al Vaticano II e la divisione nella Chiesa? Ci sono tesi liturgiche che propendono per questa linea, ma le constatazioni di un Pontefice dovrebbero essere comprovate da fatti dogmaticamente, moralmente e liturgicamente rilevanti, noti a tutti. Sicuramente anche la blogosfera ha potuto influire su tale giudizio, che però dovrebbe rimanere irrilevante quanto a una decisione così importante e così carica di conseguenze. Ciò che è certo tuttavia è che quel Concilio Vaticano II che con la sinodalità strutturale “dal basso” rischia di essere messo da parte o di diventare comunque solo un trampolino di lancio, con Traditionis Custodes viene ampiamente recuperato nella sua autorità liturgica, straccata però dal complesso della lex credendi, che è lex orandi dell’intera Chiesa. In tal modo appare con tutta la sua forza profetica un’espressione di Francesco: “la riforma liturgica è irreversibile”. Una sora di dogmatizzazione di un’interpretazione di Sacrosanctum concilium, che gli stessi pontefici suoi predecessori avevano cercato di lenire negli effetti.

simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro…ultima modifica: 2024-06-18T15:32:17+02:00da sedda-co
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