Viva il Papa

Il Romano Pontefice è – come tutti i fedeli – sottomesso alla Parola di Dio, alla fede cattolica ed è garante dell’obbedienza della Chiesa e, in questo senso, servus servorum. Egli non decide secondo il proprio arbitrio, ma dà voce alla volontà del Signore, che parla all’uomo nella Scrittura vissuta ed interpretata dalla Tradizione; in altri termini, la episkopè del Primato ha i limiti che procedono dalla legge divina e dall’inviolabile costituzione divina della Chiesa contenuta nella Rivelazione. Il Successore di Pietro è la roccia che, contro l’arbitrarietà e il conformismo, garantisce una rigorosa fedeltà alla Parola di Dio: ne segue anche il carattere martirologico del suo Primato.
(Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni su “Il primato del Successore di Pietro nel ministero della Chiesa”, 31 ottobre 1998, in L’Osservatore Romano del 31 ottobre 1998, p.7)

Anche l’atto di Pietro di “confermare i fratelli” nella fede viene dopo il suo essersi “convertito” (pote epistrépsas, cfr. Lc 22,31-32), cioè dopo essersi rivolto di nuovo verso Cristo, oppure dopo essere ritornato alla vera fede per la quale Gesù stesso prega, perché non si eclissi (eklípse) nella persona di Pietro. Diciamolo ancora una volta: non è Pietro che fonda la fede della Chiesa, ma, al contrario, è la fede che fonda Pietro e il munus più proprio che è quello di insegnare la fede e perciò di confermare i suoi fratelli. […]
L’ufficio del Papa è quello di confermare la fede, non di crearla o di abolirla a suo piacimento. In questo senso, la fede della Chiesa rivelata da Dio precede la persona del Papa. Questi è deputato a confermarla, smascherando gli errori e a insegnarla in modo definitivo e infallibile. La regola della nostra fede è la dottrina della Chiesa secondo la sua costante trasmissione (“tradidi enim vobis in primis quod et accipi“, 1Cor15,3); colui che “conferma” questa regola e offre ai fedeli la norma della vera credenza è il Romano Pontefice. Gesù ha detto a Pietro: Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli (Lc 22,32).
Pietro deve credere con la Chiesa intera, deve professare la sua fede correttamente per essere in grado di confermare gli altri in quella medesima fede. La fede è al di sopra del Papa e pertanto è l’unica capace di giudicarlo. In uno dei suoi sermoni, Innocenzo III espose questa dottrina molto importante: la fede è così necessaria al Papa che, mentre per tutti i suoi peccati solo Dio è il suo giudice, per il peccato commesso contro la fede egli può essere giudicato dalla Chiesa. Tale dottrina è riscontrabile già nel Decretum di Graziano, dove si riporta un’asserzione attribuita a San Bonifacio, vescovo di Magonza e citata da Ivo  di Chartres, secondo cui il Papa può errare nella fede, pertanto egli non può essere giudicato da nessuno, se non quando devia dalla fede. Il canone 1404 del CJC, che recita prima sedes a nemine judicatur sottolinea l’ingiudicabilità del Romano Pontefice in quanto supremo legislatore. Chi fa la legge non è giudicato dalla legge. Si tratta della legge canonica, al di sopra della quale però c’è l’immutabilità della fede della Chiesa ricevuta e trasmessa. La legge è fatta in conformità alla fede della Chiesa e per proteggere questa fede. […]

Che il Papa, poi, possa cadere in eresia è l’opinione più attesta tra i teologi e i canonisti. Un Papa potrebbe cadere in eresia quando non esercita la pienezza della sua autorità, cioè il suo ufficio come pastore e dottore universale, lasciando il suo insegnamento al grado più basso di magistero ordinario autentico (che, dicevamo, può contenere errori); ma non potrebbe mai definire nella pienezza della sua autorità magisteriale una dottrina eretica: ciò glielo impedisce il dogma dell’infallibilità petrina e sarebbe oltre tutto una contraddizione in termini.
[in nota: Nel XII e XIII secolo tutti i canonisti conoscono e commentano il testo succitato di Graziano e tutti ammettono senza difficoltà che il Papa possa cadere in eresia così come in tutti gli altri peccati mortali. La loro unica preoccupazione è in che modo in tal caso egli possa essere giudicato dalla Chiesa]

[ SERAFINO M. LANZETTA F.I., Super hanc petram, ed. Fiducia, Roma 2022, pp. 47.53-54.57 ]

Il padre domenicano Thomas Roger Calmel (1914-1975) scrive così verso la fine degli anni ’70: Da quando Gesù è ritornato al Cielo s’è scelto e procurato 263 Papi. Alcuni, un piccolo numero soltanto, sono stati dei Vicari così fedeli che noi li invochiamo quali amici di Dio e Santi intercessori; un numero ancora più ridotto è caduto in mancanze gravissime; il maggior numero dei Vicari di Cristo, invece, furono più o meno convenienti; nessuno di loro, essendo ancora Papa, ha tradito e potrà tradire fino ad insegnare esplicitamente l’eresia nella pienezza della sua autorità.

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Viva il Papaultima modifica: 2024-06-18T10:38:47+02:00da sedda-co
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