il Papa del Sinodo

[ SERAFINO M. LANZETTA F.I., Super hanc petram, ed. Fiducia, Roma 2022, pp. 178-181 ]

Anche il concetto di Chiesa popolo di Dio, largamente favorito da Francesco rispetto alle altre definizione ecclesiologiche, viene visto come chiaro riferimento al Vaticano II. Per Francesco la Chiesa come popolo è la totalità dei battezzati, la cui dignità deriva dal battesimo e dall’unzione dello Spirito Santo. Perciò nessun gruppo nella Chiesa, né chierici né laici, può avanzare la pretesa di sostituire gli altri ergendosi come tutto. Una Chiesa popolo di Dio, in cui vige una dignità comune e un’eguaglianza fraterna in Cristo, diventa necessariamente una Chiesa sinodale: un camminare insieme di tutti, privilegiando la dimensione “dal basso” più che un verticismo piramidale di una Chiesa troppo angusta per essere di tutti. Di sinodalità diffusa, come ne ha fatto Francesco, non c’è traccia nel Vaticano II, però a giudizio di don Roberto Repole, l’ecclesiologia del popolo di Dio e del sensus fidei erano le premesse.
Si tratta proprio di questo: il Vaticano II e i suoi testi fungono solo da premessa nell’insegnamento di papa Francesco e nella sua strenue volontà di riforma della Chiesa. Francesco è più in là rispetto al Concilio, molto oltre. A nostro giudizio ci sono due temi che manifestano più di tutti l’ancoraggio simbolico, non testuale, di Francesco al Vaticano II e quindi il suo superamento, cosa del resto prevedibile per il fatto di non aver normalmente bisogno di riferirsi ai suoi testi. Questi due ambiti sono la sinodalità e la liturgia.

Il punto centrale d’aggancio tra sinodalità e Concilio – soprattutto punto di partenza – va ricercato nella collegialità episcopale (cfr. Christus Dominus n.5). Collegialità e sinodalità non sono la medesima cosa, ma Francesco mostra così il loro intimo legame: (…) il Sinodo dei Vescovi, rappresentando l’episcopato cattolico, diventa espressione della collegialità episcopale all’interno di una Chiesa tutta sinodale. Due parole diverse: ‘collegialità episcopale’ e ‘Chiesa tutta sinodale’. Esso manifesta la collegialitas affectiva, la quale può pure divenire in alcune circostanze ‘effettiva’, che congiunge i Vescovi fra loro e con il Papa nella sollecitudine per il Popolo di Dio [AAS 107 (2015) 1143].
Il sinodo per Francesco è un “programma” d’azione volto a rendere la Chiesa tutta sinodale, in cui viga il “principio della sinodalità” (eco del “principio” o della “legge della conciliarità”), carico di speranze ecumeniche.

 […] Il sinodo è la struttura della Chiesa, fa la Chiesa, come già in precedenza, nella lettura di Y. Congar, il Vaticano II doveva esprimere la “conciliarità fondamentale” della Chiesa. Tutto ciò conduce a una vera riforma che papa Francesco esprime, non a caso, con le parole di Y. Congar: “Non bisogna fare un’altra Chiesa, bisogna fare una Chiesa diversa“. Una Chiesa diversa (da come l’ha fatta il suo Capo?), già modellata in pectore da Francesco con una visione che si avvicina molto al concetto di rivoluzione (da revolvere, rivolgere) o di ribaltamento delle posizioni, prendendo addirittura spunto dal Magnificat della Beata Vergine. Scrive il Papa:
Gesù ha costituito la Chiesa ponendo al suo vertice il Collegio apostolico, nel quale l’apostolo Pieetro è la ‘roccia’, colui che deve ‘confermare’ i fratelli nella fede. Ma in questa Chiesa, come in una piramide capovolta, il vertice si trova al di sotto della base. Per questo coloro che esercitano l’autorità si chiamano ‘ministri’: perché, secondo il significato originario della parola, sono i più piccoli tra tutti [AAS 107 (2015) 1142]
(…) Tra le prime cose da riformare, a giudizio di papa Bergoglio, urge la “conversione del Papato”, perché
il Papa non sta, da solo, al di sopra della Chiesa; ma dentro di essa come Battezzato tra i Battezzati e dentro il collegio episcopale come Vescovo tra i Vescovi (…)

il Papa del Sinodoultima modifica: 2024-06-17T18:45:02+02:00da sedda-co
Reposta per primo quest’articolo