il Papa del Concilio

[ SERAFINO M. LANZETTA F.I., Super hanc petram, ed. Fiducia, Roma 2022, pp. 168-170.174 ]

Un primo importante riferimento al significato del Vaticano II si trova nell’intervista concessa dal primo Papa gesuita alla rivista “Civiltà Cattolica”, pubblicata il 19 settembre 2013, proprio agli inizi del pontificato francescano. L’intervista, condotta da p. Antonio Spadaro SJ, fu molto ampia. è interessante il commento di p. Spadaro, che introduce la domanda sul Vaticano II:

“Che cosa ha realizzato il Concilio Vaticano II? Che cosa è stato?”, gli chiedo alla luce delle sue affermazioni precedenti, immaginando una risposta lunga e articolata. Ho invece come l’impressione che il Papa semplicemente consideri il Concilio come un fatto talmente indiscutibile che non vale la pena parlarne troppo a lungo, come per doverne ribadire l’importanza.

Ed ecco la risposta di Francesco, in cui emerge la sua preoccupazione per il Vetus Ordo, quasi come di una minaccia al Vaticano II e alla sua riforma liturgica; tale preoccupazione, manifestata sin da subito (e posta in atto con il commissariamenteo dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata), avrà risvolti molto drastici ai nostri giorni, come vedremo:

Il Vaticano II è stato una rilettura del Vangelo alla luce della cultura contemporanea. Ha prodotto un movimento di rinnovamento, che semplicemente viene dallo stesso Vangelo. I frutti sono enormi. Basta ricordare la liturgia. Il lavoro della riforma liturgica è stato un servizio al popolo come rilettura del Vangelo a partire da una situazione storica concreta. Sì, ci sono linee di ermeneutica di continuità e di discontinuità, tuttavia una cosa è chiara: la dinamica di lettura del Vangelo attualizzata nell’oggi, che è stata propria del Concilio, è assolutamente irreversibile. Poi ci sono questioni particolari come la liturgia secondo il Vetus Ordo. Penso che la scelta di papa Benedetto sia stata prudenziale, legata all’aiuto ad alcune persone che hanno questa particolare sensibilità. Considero invece preoccupante il rischio di ideologizzazione del Vetus Ordo, la sua strumentalizzazione.

[…] Francesco pone un’equazione di questo tipo: perché la catechesi sia ispirata (solo) al Vaticano II è doveroso notare che “il Concilio è magistero della Chiesa” e perciò o lo si accetta e si è nella Chiesa o non lo si accetta e si è fuori, non si è più con la Chiesa. Quindi tutta la catechesi, per essere nella Chiesa, deve essere basata sul magistero del Vaticano II. Ecco le sue parole:

Questo è magistero: il Concilio è magistero della Chiesa. O tu stai con la Chiesa e pertanto segui il Concilio e, se tu non segui il Concilio o tu l’interpreti a modo tuo, come vuoi tu, tu non stai con la Chiesa. Dobbiamo in questo punto essere esigenti, severi. Il Concilio non va negoziato, per avere più di questi… No, il Concilio è così. E questo problema che noi stiamo vivendo, della selettività rispetto al Concilio, si è ripetuto lungo la storia con altri Concili.

[…] Un’altra ragione può essere il fatto che Francesco è il primo pontefice post-conciliare, che non ha partecipato al Vaticano II. Il suo sentire e la sua opera si collocano esclusivamente nella fase recettiva, con una visione interpretativa della recezione stessa. Infatti, proprio in riferimento a quest’ultimo dato, c’è la testimonianza di Andrea Riccardi, il quale, nel corso della presentazione a Roma di un suo libro sul Papa, l’0 ottobre 2013, rivelò un simpatico scambio avuto proprio con Francesco. Il fondatore della Comunità di S. Egidio fece notare al Papa: «Lei non parla molto del Concilio» e questi rispose: «Il Concilio bisogna farlo, più che parlarne».

 

il Papa del Concilioultima modifica: 2024-06-17T15:11:35+02:00da sedda-co
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