1^ – riflessioni conciliari

IVAN POJAVNIKLa prima Stella del Concilio. La Vergine Maria e la Chiesa sulla via della nuova era, ed. Fede&Cultura, 2016, pp.66-69

Nel periodo post conciliare siamo testimoni di un grande lavoro della Chiesa per far sì che questo “novum” (il “nuovo”) costituito dal Vaticano II penetri in modo giusto nella coscienza e nella vita delle singole comunità del popolo di Dio. Tuttavia, accanto a questo sforzo si sono fatte vive delle tendenze, che sulla via della realizzazione del Concilio creano una certa difficoltà. Una di queste tendenze è caratterizzata dal desiderio di cambiamenti che non sempre sono in sintonia con l’insegnamento e con lo spirito del Vaticano II, anche se cercano di fare riferimento al Concilio. Questi cambiamenti vorrebbero un progresso, e perciò questa tendenza è designata con il nome di “progressismo”. Il progresso, in questo caso, è una aspirazione verso il futuro, che rompe con il passato, non tenendo conto della Tradizione che è fondamentale alla missione della Chiesa, perché essa possa perdurare nella Verità ad essa trasmessa da Cristo Signore e dagli apostoli, e custodita con diligenza dal Magistero.
La tendenza opposta, che di solito viene definita come “conservatorismo” oppure “integrismo”, si ferma al passato stesso, senza tener conto della giusta aspirazione verso il futuro quale si è manifestato proprio nell’opera del Vaticano II.
(Giovanni Paolo II, “Lettera al carinale J. Ratzinger”, 8.4.1988)

Papa Paolo VI è stato un grande profeta: a Fatima ha previsto il danno che sarebbe venuto, se nell’interpretazione teologica della dottrina conciliare fosse stato trascurato o infranto il legame con la sacra Tradizione della Chiesa. Difatti, con l’interpretazione del Concilio si sono subito formate due correnti devianti: il “progressismo” e il “conservatorismo”. A tali correnti era ed è comune un falso concetto della sacra Tradizione. Esse erano e sono orizzontalmente contrapposte e si combattono a vicenda.
La prima corrente interpreta il Concilio e la nuova tappa dello sviluppo dottrinale non tenendo abbastanza conto della sacra Tradizione precedente. In questo modo essa rompe con il passato: si sta staccando dalla Chiesa preconciliare. La seconda corrente, invece, rifiuta sistematicamente l’insegnamento del Concilio e la nuova tappa dello sviluppo dottrinale; non accettando la Tradizione vivente, si ferma al passato: alla Chiesa prima del Concilio. Staccandosi però dalla Tradizione vivente, il conservatorismo devia in diversi ulteriori errori. La sua parte estrema si è staccata ufficialmente dalla Chiesa cattolica nell’anno 1988, con lo scisma dell’arcivescovo M. Lefebvre.

L’interesse per il rinnovamento è stato da molti rivolto alla trasformazione esteriore e impersonale dell’edificio ecclesiastico, e all’accettazione delle forme e dello spirito della Riforma protestante, piuttosto che a quel rinnovamento primo e principale che il Concilio voleva, quello personale, quello interiore: quello che deve ringiovanire la Chiesa nella coscienza del suo mistero, della sua adesione a Cristo.
(Paolo VI, C. 15.1.1969)

Volendo, in molti modi, “conformarsi al mondo” nel suo aspetto “attuale” e “evoluto”, la corrente teologica progressista è entrata nel vortice gigantesco delle trasformazioni del mondo moderno. Si è allora offuscata la sua visione di Gesù Cristo che è lo stesso ieri, oggi e sempre (Eb 13,8) e, di conseguenza, quella dell’immutabile sostanza della dottrina cattolica e perciò anche quella della nuova tappa della sua comprensione.
Girando spiritualmente nel labirinto sotterraneo, il progressismo nel corso degli anni e dei decenni si è trasformato in una corrente potente, e ha sostituito la teologia dei veri e grandi maestri, cioè dei Padri della Chiesa, dei santi dottori, dei Concili Ecumenici e dei successori di Pietro, dei grandi santi con una nuova falsa scienza teologica (una nuova “gnosi”). Da alcune scuole teologiche cattoliche in Occidente essa si è diffusa in molte altre scuole in varie parti della Chiesa. In seguito da esse è penetrato in tutti gli ambienti e a tutti i livelli del popolo cattolico.
L’inclinazione e lo slittamento verso il protestantesimo si manifesta chiaramente nel progressismo. Ciò a cui esso tende si trova già realizzato nel protestantesimo, in gran parte da secoli e in parte da oggi: il “libero esame” della Bibbia, delle verità di fede, della dottrina morale, della disciplina, l’abolizione del sacerdozio ministeriale e del celibato, la perdita della fede nella reale presenza di Cristo nel sacramento dell’Eucaristia, la riduzione della santa Messa al semplice ricordo dell’ultima cena di Gesù, l’abolizione del sacramento della penitenza, il divorzio, il sacerdozio delle donne…

Un esame obiettivo della situazione nel suo insieme attesta che le difficoltà maggiori e certe polarizzazioni riguardanti sia la dottrina che l’applicazione dei documenti conciliari, sono derivate da visioni parziali, da interpretazioni frammentarie ed equivoche, spesso contrarie allo spirito del Concilio e disattente alle precisazioni che il magistero ecclesiale è andato puntualmente offrendo. (Giovanni Paolo II, a. 15.2.1987

Il complesso delle interpretazioni umane, parziali e ambigue del Concilio Universale Vaticano II e della dottrina cattolica costituisce un grande labirinto della nuova falsa scienza teologica. Essa rappresenta una falsificazione essenziale del Concilio e della dottrina cattolica. Essendo il Vaticano II il più vasto Concilio Ecumenico nella storia della Chiesa, questa falsificazione è quella più ampia e più elaborata nella storia. Che brutta sorpresa e che grande delusione!

La contestazione, sotto vari aspetti, ci sembra echeggiare così istintivamente le controversie della polemica riformista anticattolica. (Paolo VI, C. 10.7.1974)

1^ – riflessioni conciliariultima modifica: 2024-06-14T13:23:51+02:00da sedda-co
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