“La riforma di Benedetto XVI”

Breve prolusione alla conferenza del liturgista don Nicola Bux


WhatsApp Image 2022-12-29 at 19.46.17Spetta sempre a me fare gli onori di casa: benvenuti tutti nell’Oratorio di San Filippo Neri, della omonima Congregazione. Siamo qui stasera per un evento promosso dalla fondazione napoletana il Giglio, editore di due libri scritti da mons. Nicola Bux: “La riforma di Benedetto XVI, liturgia tra innovazione e tradizione” e il più vecchio e celebre “Come andare a Messa e non perdere la fede”. Quindi la tematica di cui discorrere stasera non può che essere la liturgia, stante l’attuale stato delle cose, piuttosto critico ma forse non privo di speranze.
Per presentare l’autore don Nicola Bux, volendo enumerare tutti i suoi titoli e pubblicazioni si rischia inevitabilmente di dimenticarne qualcuna. Diciamo che l’incedere del tempo ha fatto maturare al liturgista la sua esperienza nei luoghi in cui è richiesta alta competenza. Gli uditori di stasera sono qui proprio perché già informati della sua autorevolezza. Di questi tempi noi qua sentiamo tanto parlare dell’importanza di accogliere gli ultimi ed emarginati: in tal senso oggi io mi sento particolarmente onorato di accogliere qui a Palermo, nel nostro Oratorio, il sacerdote liturgista, a mio modo di vedere posto proprio ai margini della corrente attualmente dominante nella Chiesa Cattolica. Se mi sbaglio a parlare così ce lo dirà tra poco lui stesso.
L’impressione mia – e forse non solo mia – è che nella “nuova Chiesa di Karl Rahner” (e dei suoi alfieri che come cavalli di troia hanno portato dentro la sua “teologia”) parrebbe oggi non esserci più posto per gli amanti della tradizione. Il card. Kasper ultimamente è tornato a parlare dopo tempo che non lo ricordavamo neanche più… La conferenza di stasera è per cercare di capire se è davvero così o è soltanto un’impressione mia e di qualcun altro. All’Oratorio in genere non facciamo accademia, io adesso presenterò panoramicamente e in modo accessibile i contenuti della pubblicazione.
Ho letto con piacere i due libri dell’autore, rieditati dalla fondazione il Giglio, che tre anni fa ha pure recensito il mio libro “San Filippo a Napoli” pubblicato con Fede&Cultura. Lo stesso editore Fede&Cultura ultimamente ha tradotto dall’inglese e pubblicato in Italia due libri di storia della Chiesa contemporanea che stiamo vivendo, di cui fino ad oggi eravamo ignari solo noi italiani: “la mafia di Sangallo” e “gli infiltrati”. Indagini con metodo storico che forniscono risposte illuminanti a chi, guardandosi attorno spaesato, si chiede: “che cosa sta succedendo? Come siamo arrivati a questo punto?”. Domande che non scaturiscono dagli ultimi fatti di cronaca, perché assillano da anni la coscienza dei fedeli che vivono la fede senza concepirla come una scienza da aggiornare al passo coi tempi.

IMG_20230121_094937Sempre Fede&Cultura nel 2009 (anno seguente la pubblicazione del libro che presentiamo stasera) ha pubblicato “La riforma della riforma liturgica” di don Claudio Crescimanno con prefazione del segretario emerito della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (Albert Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo). Un ottimo testo che avvalora la tesi di fondo sostenuta da Benedetto XVI ed esposta da don Nicola Bux nel suo libro. La riforma liturgica non è compiuta, è ancora perfettibile: non dobbiamo rassegnarci agli abusi, alla libera creatività liturgica, alla cancellazione del latino, all’antropocentrismo che soppianta nel culto i diritti di Dio. Sono oggigiorno gli aspetti più problematici nella liturgia che ordinariamente si celebra nelle chiese.
Il contesto storico che viviamo al presente è il risultato di tutto un percorso che, relativamente alla liturgia, don Nicola Bux ben illustra nei testi di cui parliamo stasera. Nel libro raffigurato in locandina (“La riforma di Benedetto XVI”) dal primo capitolo si illustra il fondamentale valore della liturgia nella vita cristiana: la preghiera pubblica della Chiesa è come un ponte per unirci al divino. Non diremo mai abbastanza sull’importanza della celebrazione dei divini misteri; al punto da poterci semplicemente chiedere: come possiamo dirci cristiani senza rendere culto al nostro Dio?

Poste queste essenziali premesse – per necessità unanimemente condivisibili – il secondo capitolo mette proprio in chiaro l’intima, personale, esistenziale, unione a Cristo di ogni battezzato che, in virtù del sacerdozio comune, fa della sua vita un culto spirituale, trovando il momento apicale di incontro con Dio nei sacramenti, segni sensibili ed efficaci della sua grazia. Addentrandosi poi nel discorso, poiché la Chiesa crede come prega, si scorge la connessione tra liturgia ed ecclesiologia. Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia (cardinale Ratzinger).
Si entra così nel vivo del discorso che ripercorre la storia della liturgia contemporanea, prendendo le mosse da San Pio X fino a giungere alla riforma liturgica del post-concilio. L’autore in definitiva esprime una piena approvazione del magistero conciliare, ritenendo ad esso non imputabili le derive che pur espone e lamenta nella trattazione. Il parere che emerge tra le righe pare quello della divergenza tra gli enunciati del magistero conciliare e l’attuazione pratica che poi se n’è fatta nel post-concilio. A proposito i giorni scorsi il cardinale Zen intervistato diceva che si vuole far passare chi è legato alla liturgia antica come uno che rifiuta la riforma liturgica e il Concilio Vaticano II: «perché non aspettate che muoia come è morto Benedetto XVI prima di promulgare altri documenti?».

È possibile riassumere sinteticamente i passaggi salienti del percorso storico svolto nell’ultimo secolo e mezzo, tenendo come filo conduttore i pontefici susseguitisi con le loro iniziative in materia liturgica.
San Pio X promosse per primo l’istruzione del popolo di Dio non più solo in dottrina ma pure in materia liturgica, ritenendo necessaria una maggiore consapevolezza del popolo di Dio che assistendo alle funzioni di culto deve pur comprenderne i momenti di svolgimento e il significato di parole e gesti. Iniziò all’epoca la stampa di materiale illustrativo con prime traduzioni dei testi liturgici.
Papa Pio XII con le sue due encicliche Mystici Corporis e Mediator Dei rappresenta un imprescindibile punto di riferimento. Le sue più importanti disposizioni riguardarono per esempio il permesso concesso ad alcuni Paesi di usare le lingue nazionali accanto al latino, la messa vespertina dal 1957, digiuno eucaristico e musica sacra, riforma del breviario e dei riti settimana santa, oltre alle ottave e paramenti plicati… Nel 1948 iniziò i lavori la commissione da lui istituita per la riforma generale della liturgia, la quale nel 1959 sarebbe confluita nella commissione preparatoria del Concilio Vaticano II.
La riforma liturgica, secondo Pio XII, risulta dunque dalla necessità delle cose – scrive Nicola Bux -, perché la liturgia stessa è una forma che continuamente tende a ri-formarsi nel senso dello sviluppo organico. Forse ciò che ha condizionato la riforma dopo il concilio – continua l’autore – è stato proprio l’archeologismo, che ritiene di dover tornare all’inizio ma invalidando i passaggi della tradizione.
Ripercorrendo l’esperienza del consilium (dedito alla realizzazione della riforma/“rivoluzione” liturgica – come l’ha definita Papa Ratzinger), don Nicola Bux richiama le critiche avanzate dai cardinali Antonelli, Bacci, Ottaviani, per giungere alla inquietante figura di Annibale Bugnini.

Riscoprire oggi la storia (non miti e leggende) aiuta a prendere coscienza dei problemi prodotti in quel segreto e affrettato contesto. Don Nicola Bux ha già sostenuto in recenti occasioni – penso a una videoconferenza – la necessità di pubblicare i verbali delle riunioni del consilium perché sarebbe un passo decisivo di revisione e perché – dice San Giovanni Apostolo chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in DioL’autore nel libro precisa uno per uno i punti critici della riforma liturgica che richiedono correzione. Al riguardo si è aggiunto un nuovo contributo del padre Lang d’O. di Londra con l’ultimo articolo pubblicato su Adoremus.
Proprio il Concilio Vaticano II si è aperto nel 1962 con la promulgazione da Papa Giovanni XXIII di una nuova edizione del messale, variante del messale di San Pio V (1570). Di quest’ultimo il Papa Giovanni Paolo II ebbe a dire: vi sono bellissime preghiere che rivelano la sostanza stessa di qualsiasi liturgia. Lo stesso papa Woijtyla istituendo la commissione ecclesia Dei ampliò l’indulto per l’uso del messale vetus ordo. Sempre guardando al rapporto tra vecchio e nuovo, don Nicola Bux cita Papa Paolo VI: questa promulgazione – del novus ordo – nulla veramente cambia della dottrina tradizionale. Ciò che la Chiesa per secoli insegnò, noi insegniamo parimenti
Giungendo quindi ai nostri giorni, la sapienza dell’ormai compianto e venerato papa
Benedetto XVI col motu proprio Summorum Pontificum nel 2007 ha riabilitato il rito preconciliare liberalizzando la celebrazione: Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso (lettera ai vescovi accompagnatoria del motu proprio). Così è stato finché l’ultimo motu proprio Traditionis custodes non ha «colpito duramente» anche il papa emerito, fino a «spezzargli il cuore», come ha dichiarato di recente il suo segretario mons. George.

Proprio riguardo il problema liturgico l’autore meglio di chiunque altro saprà spiegarci in cosa consisterebbe “la riforma di Benedetto XVI” e l’urgenza con cui si avverte oggi più che mai. Al termine del libro che è stato pubblicato in prima edizione nel 2008, si trova aggiunto un trafiletto a mo’ di postfazione che fa evidente riferimento ai più recenti sviluppi del corrente pontificato. Tanti credono che i peggiori risvolti del Concilio Vaticano IIe non perché non ci sia stato qualcosa di buono in esso – abbiano raggiunto la massima espressione nel presente pontificato che ormai declina.
Ma nonostante tutto a sessant’anni dal Concilio Vaticano II la Messa antica non è caduta nell’oblio, non è morta e ancora resiste. Allora potremmo chiederci stasera: il figlio dell’uomo quando tornerà troverà ancora la fede sulla terra? La risposta ai nostri ospiti che sapranno aggiungere molto più dei sommi capi riassunti da me.

“La riforma di Benedetto XVI”ultima modifica: 2023-01-21T12:09:26+01:00da sedda-co
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