A ppava’ e a mmuri’, quanno cchiù tarde è pussìbbele

Il 23 febbraio 2016, esattamente cinque anni fa, il profilo facebook della biblioteca nazionale dei girolamini pubblicava in anteprima il servizio che sarebbe stato trasmesso al Tg2 nei giorni seguenti. Il mese dopo io conseguivo il baccellierato a Cagliari ed entravo in Congregazione a Palermo. Il funzionario pubblico intervistato nel video affermava allora che, concludendosi le operazioni di riordino del materiale librario, sperava nel dissequestro per riaprire al pubblico in settembre (di cinque anni fa). Aveva fatto i conti senza l’oste, perché sappiamo che non si avverò quella speranza; però malgrado i tempi biblici, da allora qualcosa è pur cambiato. Contestualmente alla nomina di personale in pianta stabile (seppur a tempo determinato) è iniziato il cantiere di restauro dell’intero complesso, lo svolgimento di conferenze, la riapertura della biblioteca per le visite guidate, la catalogazione digitale dei volumi, l’affido all’università di una “Scuola di alta formazione sul manoscritto ed il libro antico”.
Oggi a che punto è la situazione? Al momento (causa pandemia) musei, biblioteche, archivi e perfino gli uffici delle sovrintendenze, sono chiusi al pubblico. Ma possiamo dire che fino all’anno scorso, ancora dopo otto anni dal sequestro giudiziario, la biblioteca non abbia mai iniziato l’attività propria (solo visite turistiche su prenotazione, niente studi e consultazione), mentre l’arcano processo sia ricominciato daccapo due volte. I lavori di riqualificazione del complesso dei girolamini (avviati nel 2015) si sono fermati più di due anni, per i ritardi tra Comune di Napoli e Sovrintendenza, che dovevano riapprovare il progetto rivisto. Intanto sono crollati cornicioni nei chiostri fino all’estate scorsa: “Il Complesso sta cadendo a pezzi”, proclama la lettera napoletana che cita Il Mattino (11.7.2020). A cantiere fermo – informa il giornale – i costi sono arrivati a livelli record e la Tmc Costruzioni, impresa assegnataria dell’appalto, minacciava la risoluzione del contratto ed un’azione giudiziaria.
Tra gli atti pubblicati dal GUP si legge il consulto dato dal “mastro muratore” Mauro Giancaspro, quando indicando alcune riviste internazionali, idetificava la biblioteca dei girolamini come immagine più significativa di Napoli. Potremmo anche osservare che tra le chiese barocche di Napoli, sia pure quella di maggiori dimensioni. Potremmo dire più in generale che nella miriade di monumenti carichi di storia, arte e cultura, che costellano la città di Napoli, i girolamini abbiano una specificità propria che rende il luogo unico rispetto agli altri. Ad attestarlo è la storia e ciò che rimane, senza gareggiare a chi possiede il più bel patrimonio, come usavano fare i religiosi nei secoli passati. È ciò che dicono anche i napoletani che affollano il luogo ad ogni apertura, oltre agli intellettuali di ogni ordine e grado che riconoscono nel “caso girolamini” un fenomeno indicativo dello stato generale delle cose attinenti la cultura in Italia. Ma molto più che una situazione grave tra le tante in Italia, rappresenta bensi un caso emblematico nella storia contemporanea della città di Napoli dall’unità d’Italia.

Non rimane che affidarsi al Ministro Franceschini e riporre ogni speranza nel Ricovery found. E così sia…

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A ppava’ e a mmuri’, quanno cchiù tarde è pussìbbeleultima modifica: 2021-02-22T17:15:21+01:00da seddaco
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