Aniello ‘ca nun se pava nun se stima

È trascorso anche giugno, il mese fissato dall’editore per tirare le somme delle vendite conseguite nell’anno di pubblicazione di “San Filippo a Napoli” (2019). I numeri registrati dal distributore mostrano risultati assai deludenti, per non dire più propriamente miserrimi, che ci fanno riflettere. Si tratta di un prodotto con target ristretto ad appassionati di storia della Chiesa oppure di San Filippo Neri, o meglio della realtà dei girolamini, ovvero al pubblico dei napoletani. Il sindaco De Magistris ad ogni intervista ha messo in luce il riguardo della cittadinanza per il monumento nazionale, evidenziato dalle code verificatesi nelle occasioni di apertura alle visite, oltre che la partecipazione alle conferenze svoltesi durante l’anno scorso. Una pubblicazione (di studio) avente ad oggetto la storia di quel posto, dovrebbe rappresentare un indicatore del grado di interesse sul versante culturale e intellettuale. L’insuccesso del libro nel 2019 ci fa rilevare che l’attrazione esercitata dalla bellezza esteriore dei girolamini, non ha seguìto nella coscienza civile e religiosa. Il dato delle vendite è comune alla crisi che soffre l’editoria cattolica, ma parliamo pure di un monumento di tutto rispetto nella patria identità partenopea. Assieme all’editore mi chiedo dunque: se non interessa a Napoli, dove deve interessare? Visto e considerato però il portentoso lavoro di restauro interno ed esterno in corso d’opera, la risposta non deve essere per forza distruttiva, aprendosi a un’altra possibilità: l’idea che Napoli possa avere una galleria d’arte in più e una chiesa in meno. Infatti il monumento è oggi oggetto di tante attenzioni e tante premure da parte dello Stato centrale e di enti culturali; solo la comunità cristiana pare essersi dispersa… La Congregazione si fece carico di un  tentativo di riapertura nel 2011-12 e la morale della favola insegna che non bastino le sue sole forze. Nel bel mezzo di questo gran bailamme, accetto critiche alla Congregazione solo ponderatamente soppesate; poiché credo che se sia solo un problema dei filippini, San Filippo da lassù continua a ripetere la stessa cosa dall’eternità: radetelo al suolo.

Ogni epoca ha le su criticità. L’attuale problema nel presente frangente di storia della Chiesa, è la contrazione numerica, con religiosi che chiudono conventi a distesa e decimano le presenze, oppure parroci con due-tre parrocchie. La prospettiva ci preoccupa relativamente poco, in quanto il futuro è nelle mani di Dio: “Non affannatevi per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta già la sua pena” (Mt 6,34). Docili alla Divina Provvidenza sta a noi costruire il miglior avvenire che Dio vorrebbe, vivendo l’oggi secondo la sua volontà per il presente: “mi basta un passo”, scriveva Newman durante il suo viaggio in Italia. È quando manca la collaborazione dell’uomo all’opera di Dio, che dobbiamo preoccuparci molto… La casa di Napoli sulla carta appartiene ancora a una federazione di Congregazioni che bilanciano i funerali con le ordinazioni, solo grazie all’allungamento della vita. Ma non è questo il problema, se consideriamo che la Congregazione dei padri nasca a servizio dell’Oratorio. Senza comunità cristiana (chierici e laici) manca la ragion d’essere di un Oratorio. È così anche a Napoli…

Aniello ‘ca nun se pava nun se stimaultima modifica: 2020-06-24T13:30:40+02:00da sedda-co
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