Tutto è bene quel che finisce bene

Una pagina di storia della Chiesa letta ultimamente mi ha offerto un bello spunto di autoriflessione personale.

Non si tratta allora di demonizzare i “veleni vaticani”, ma solo di rendersi conto della realtà delle cose. Prima tra tutte, piaccia o meno, c’è un potere temporale da gestire. Che seppur non è più quello dello Stato Pontificio, c’è ancora. E non potrebbe essere diversamente, perché quando va governato uno Stato, sia pure della Città del Vaticano, mezzi, sistemi e procedure da mettere in atto, appartengono alle categorie temporali e non a quelle spirituali. E quando le visioni sono diverse, i conflitti ne sono logica conseguenza. Non è, pertanto, il “lato oscuro della forza”, ma il lato umano degli uomini di Chiesa, che emerge. È fisiologico. (…) Il Cardinale Pompilj, Vicario di Roma, accusava Pio XI di essere “incapace, rammollito, flagello e rovina della Chiesa … È Pietro che ha rinnegato Cristo per la quarta volta”.
(Cesare Catananti, “Il Vaticano nella tormenta”, San Paolo 2020, p.70)

Il testo continua con altri esempi e si dilunga a illustrare la raccolta di aspre critiche rivolte al Sommo Pontefice all’interno dei sacri palazzi in ogni tempo. Alla luce di questo dato storico si relativizza anche lo scandalo che ha potuto dare il cardinal Burke quando ha affermato – in modo più o meno pubblico – che «questo Papa è eretico». Io personalmente mi sento un figlio obbediente di Santa Madre Chiesa, prestando fedele ossequio della coscienza al Sommo Pontefice regnante, condividendo i “video del Papa” pubblicati su Facebook, facendo repost di sue battute, assicurando i miei like nei profili social istituzionali della Santa Sede, ammettendo pure la mia trascuratezza per i tweet di Papa Francesco che seguo meno. Io non solo credo necessario osservare le norme di S.R.C. ma mi sforzo pure di conformare il mio giudizio all’insegnamento del magistero; più di così c’è solo il bacio della pantofola. L’“ossequio della coscienza” che raccomandava il Concilio Vaticano I, proclamando il dogma dell’infallibilità, mi sono trovato spesso e volentieri a propugnarlo pure con il prossimo, credendo che ci si debba sforzare di comprendere espressioni nuove o diverse del Pontefice, nella prospettiva di un’intelligenza della fede che raccoglie i suoi frutti solo sul lungo corso e con ricorsi e ripensamenti. A mio modesto parere – non ho reticenze nel dirlo pubblicamente -, sono pure convinto che l’Amoris laetitia porti a compimento il pensiero espresso nella Veritatis splendor. In ogni caso teniamo presente che se il Papa che non si è candidato, non ha fatto campagna elettorale, non ha chiesto lui di salire al soglio di Pietro e non ha conquistato il potere con un colpo di stato, si colloca nel solco di un tracciato segnato dai suoi predecessori, perché “morto un Papa se ne fa un altro”.

Domenica 8 marzo pomeriggio io e altre persone come me, rimanemmo piuttosto interdetti davanti ad un comunicato di poche righe inaspettatamente comparso in una pagina web, con il quale si sospendevano tutte le funzioni di culto pubblico di una nazione. Non mi sento di biasimare le due chiese di Palermo – e chissà quante altre in Italia – con preti probabilmente sprovvisti di smartphone, ove l’indomani mattina hanno celebrato come ogni giorno, del tutto ignari del disposto della Cei. Nei giorni a seguire si sono moltiplicati i comunicati dei vescovi locali, tra i quali io personalmente ho apprezzato sinceramente quelli di Cagliari, Palermo, Brescia e Ascoli Piceno. Da loro che hanno subito la situazione come noi altri christifideles, ho trovato espressioni di esortazione spirituale e pratiche (rispetto ai sacramenti), ahimè non arrivate da tal’altre sfere. Ringraziamo il Signore per questi ‘buoni pastori’ che ci aiutano a meditare, mentre si osserva il trend epidemiologico che va scemando.

Tutto è bene quel che finisce beneultima modifica: 2020-03-26T15:40:11+01:00da sedda-co
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