Storie del Belpaese – parte IV

La vicenda giudiziaria meriterebbe di essere descritta da giornalisti specializzati in questo mestiere, poiché la mia curiosità scabrosa si ferma prima. L’autore di Max Fox assurge il protagonista al «rango di vip», dal momento che il 17 aprile 2012 «vola in prima pagina sul Corriere della Sera». Il giorno dopo due p.m., col fascicolo di inchiesta già aperto, disponevano il sequestro della biblioteca. Da allora fino a quando non sarà dichiarato il parziale dissequestro – e dovranno passare sei-sette anni almeno – tutto il materiale contenuto in quel luogo diverrà completamente indisponibile a chiunque: agli studiosi per la consultazione dei libri, ai turisti per la visita, ai padri che avevano lì l’archivio con propri documenti del tutto estranei alla biblioteca. Il giorno seguente i carabinieri perquisiscono gli ambienti di proprietà o frequentazione del direttore (a Verona, Orvieto, Roma…), che l’indomani viene rimosso dall’incarico.

Fin dall’inizio, la Procura di Napoli ha applicato all’inchiesta pratiche investigative e misure repressive caratteristiche della lotta contro la criminalità organizzata. In tal senso, particolarmente preziosa è riuscita l’esperienza del procuratore aggiunto – Giovanni Melillo – quale magistrato anticamorra: al lavoro fin dagli anni Novanta presso la Direzione distrettuale antimafia, e poi ancora, durante gli anni Zero, presso la Direzione nazionale. (…) Intercettazioni telefoniche, ma anche pedinamenti, perquisizioni domiciliari, analisi delle movimentazioni bancarie, sequestri di beni. Fra la primavera e l’estate del 2012, il recupero dei libri trafugati da una pubblica biblioteca si è trasformato così, per la Procura di Napoli, in una priorità assoluta. E così, a fronte della gravità senza precedenti dell’offesa arrecata al patrimonio culturale, lo Stato italiano è stato capace di una risposta senza precedenti per efficacia.
(Sergio Luzzato, “Max Fox”, Einaudi, Torino 2019, p. 222)

Nelle operazioni di recupero del patrimonio trafugato, i corpi dell’autorità giudiziaria dello Stato si adoperarono come mai si era visto fino ad allora da qualunque dicastero del Paese. Negli anni che seguono si celebra al Tribunale Napoli il processo penale che coinvolgerà anche la Corte dei conti, quando si quantificherà l’ammontare dei libri rubati in 20mln di €uro. La Congregazione che aveva riaperto la chiesa per celebrarvi nel 2010 la prima Pasqua dopo trent’anni di chiusura, salutava del tutto la città cessando la presenza nella ricorrenza di San Filippo, il 26 maggio 2012. “La messa è finita, i Girolamini lasciano Napoli”, titolava Il Mattino aggiungendo: «i fedeli non vanno in pace», mentre i padri «preparano le valige»:

Una festa tristissima e in tono minore. È stata annullata La benedizione di due antichi busti perché, ufficialmente, la Sovrintendenza non aveva ancora finito il restauro. È stata cancellata la processione per via Duomo, l`Anticaglia e via Tribunali con l`esposizione di drappi, lumi e fiori dai balconi. Già da oggi, niente più messa e anche la chiesa che appartiene al Fondo Edifici di Culto, rimasta chiusa per decenni, prima per restauro e dopo per il terremoto, tornerà a essere sbarrata. Al silenzio pieno di sofferenza di don Sandro, fa da contrappunto il pianto delle fedeli. Sono circa quaranta quelle raccolte nell`Associazione. Sono donne del centro storico che stravedono per il sacerdote sotto inchiesla. Davanti all` altare, appena il rito è finito, non si trattengono, vogliono ristabilire la loro verità. E così Antonietta, Lina, Clarice, Luda, Anna, tutte con gli occhi arrossati e le voci spezzate da un magone incontenibile, spiegano, come un coro antico: «L`hanno tirato in una storia che non lo riguarda»; «È un`ingiustizia disumana»; «Hanno scritto che era in prigione, ma eccolo qua, è libero ed è vicino a noi»; «È un uomo deI Nord che ama Napoli»;  «In pochi anni ha trasformato questa chiesa da un rudere in un gioiello»; «Cosi d fanno perdere la fede»; «A Capodanno del 2011 hanno buttato un botto sul tetto della chiesa, per intimidirlo»; «Don Sandro dava fastidio e gli hanno teso una trappola». Ai loro occhi è un capro espiatorio, una vittima, quasi un martire. (…)
Stefano Mautone precisa, però: «I nostri superiori ci sono vicini. La decisione di partire è nostra. La persona giuridica degli Oratoriani a Napoli non si estingue, noi, se sarà possibile, andremo a fondare una congregazione altrove». A Napoli non ci sarà più nessuno fino a quando altri sacerdoti non vedranno di rifondare una congregazione.
Nelle magnifiche navate secentesche risuonano le ultime preghiere. E la festa diventa un funerale.

Si chiudeva la partesi aperta dal tentativo di riapertura dell’Oratorio di San Filippo Neri a Napoli, ma nel tempo a seguire si vide che non tutto fu perduto. Negli anni seguenti la chiusura delle indagini e poi il termine del primo grado di giudizio, si tennero alcune occasionali giornate di riapertura del monumento, con visite gratuite per tutti. Registrarono un inaudito successo di presenze, segno dell’affetto dei napoletani per quel particolare monumento, come osservò il sindaco De Magistris intervistato. E come dimenticare poi la visita del ministro Franceschini?

Sic stantibus rebus, a questo punto della storia che giunge al nostro presente, potremmo volgere lo sguardo al futuro che si prospetta…

Un esempio di cappella ancora da spolverare nella chiesa dei girolamini

Storie del Belpaese – parte IVultima modifica: 2020-01-16T15:28:28+01:00da sedda-co
Reposta per primo quest’articolo