Storie del Belpaese – parte II

…continua dal precedente articolo

Una storia italiana, ordinaria e straordinaria insieme. La presunta storia di Marino Massimo De Caro, intraprendente ex libraio antiquario fornitore di volumi al bibliofilo Marcello Dell’Utri, che sarebbe stato elevato dalla grazia di quest’ultimo al rango di consulente ministeriale, dapprima nel settore delle energie rinnovabili, poi nel settore dei beni culturali: fino al presunto assalto al cielo di Napoli, fino all’appropriazione e alla spoliazione della biblioteca dei Girolamini, che De Caro avrebbe compiuto anche per soddisfare gli appetiti inesauribili di Dell’Utri il bibliomane.
(Sergio Luzzato, “Max Fox”, Einaudi, Torino 2019, p. 189)

Fu allora che la Congregazione affidò l’intera gestione della biblioteca al nuovo direttore nominato a giugno 2011 nell’ambito di un progetto di riapertura del monumento rimasto chiuso alle visite e al culto pubblico per qualcosa come trent’anni.

Come si presentava l'altare maggiore della chiesa

Come si presentava l’altare maggiore della chiesa

Se cliccate sui link ai video vi apparirà una scena che Sergio Luzzato definisce “surreale”: il convegno Gestire il nuovo, conservare l’antico, conferenza nazionale dei direttori delle biblioteche pubbliche statali al Grand Hotel Parker’s di Napoli, giovedì 19 maggio 2011. Dieci mesi prima dello scoppio dello scandalo sono seduti al tavolo degli oratori, in un simposio organizzato dal ministero dei Beni culturali, due protagonisti delle vicende successive: Giovanni Melillo (magistrato esperto di tutela penale del patrimonio culturale, oltreché procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Napoli) e Marino Massimo De Caro (consulente ministeriale). Tredici giorni dopo (1 giugno 2011) il dott. De Caro [si legge “dottore” senza laurea] riceve la nomina a direttore della biblioteca dei girolamini.

Salvo farsi sorprendere, da direttore in carica, mentre andava svuotando quel monumentale scrigno di cultura (nel primo Settecento, la biblioteca prediletta da Giambattista Vico) di migliaia e migliaia di volumi. E mentre faceva ripartire questi volumi, dopo averne fatto cancellare i segni di appartenenza, verso l’una o l’altra libreria antiquaria, in Italia, in Francia, in Germania…
(Sergio Luzzato, “Max Fox”, Einaudi, Torino 2019, p. 14)

«Tutto aveva inizio in data 30.3.2012», recita a pagina 124 la sentenza pronunciata dal giudice dell’udienza preliminare, dott.ssa Egle Pilla, dell’ottava sezione del tribunale di Napoli, in data 15 marzo 2013. Quel giorno il Fatto Quotidiano pubblicava l’articolo di Tomaso Montanari (professore di storia dell’arte moderna all’Università di Napoli) intitolato Libri, uomini e topi. L’autore voleva condividere con tutti la sua incredulità nell’aver trovato il direttore Massimo De Caro, «assorto nel maneggio dei volumi più pregiati della collezione, tra pile di libri preziosi incongruamente poggiate sul pavimento, lattine vuote di Coca-Cola che troneggiano sugli antichi banconi, un’avvenente ragazza ucraina a condividerne l’alloggio conventuale». Scoprendo i trascorsi di De Caro si chiedeva Montanari se il Ministero avesse messo «un piromane a capo della Forestale», specie se le persone del vicinato attestano «auto che escono cariche, nottetempo, dai cortili della biblioteca»; «è tutto sotto controllo, o siamo in un film dell’orrore?». Non era passato neanche un anno dalla nomina di Massimo De Caro a direttore della biblioteca. Dopo la notizia di reato data da Montanari, nel giro di pochi giorni il bibliotecario capo consegna all’autorità competente uno “schedario” rinvenuto casualmente: un elenco di libri inventariati di cui ha rilevato la mancanza nelle operazioni di ricognizione fisica in biblioteca. A suo dire i volumi sono stati sottratti, o smarriti, o non rientrati, nel tempo intercorrente tra gli anni ’70 e il mandato del nuovo conservatore l’anno prima… Alla magistratura il compito di appurare la natura dell’ammanco denunciato…!

Entro pochi giorni dalla pubblicazione dell’articolo di Montanari, la Procura di Napoli aveva aperto un’inchiesta. Lo storico dell’arte era stato ascoltato dai magistrati, così come due fratelli, Piergianni e Mariarosaria Berardi, impiegati da decenni presso la biblioteca. Convocati in Procura il 17 aprile, i fratelli Berardi avevano riportato agli inquirenti una situazione peggiore ancora di quella denunciata da Montanari. L’esonero quasi immediato di Piergianni Berardi – dopo la nomina di De Caro a direttore, il 1° giugno 2011 – dall’incarico di responsabile dei servizi di sicurezza dei Girolamini. La successiva disattivazione degli impianti di videosorveglianza. La movimentazione sistematica dei libri antichi, con lo smembramento dei fondi di originaria appartenenza e l’attribuzione di nuove collocazioni non registrate. Lo strappo di pagine dagli inventari manoscritti. La sospensione del servizio di consultazione. La forzatura di armadi blindati. E l’evidenza, negli orari di chiusura della biblioteca, di massicce operazioni di trafugamento.
(Sergio Luzzato, “Max Fox”, Einaudi, Torino 2019, p. 16)

Qualcuno che l’ha vissuta da vicino mi confidò che in effetti il conservatore diede «troppa fiducia» al nuovo direttore. In effetti…

continua…

Storie del Belpaese – parte IIultima modifica: 2020-01-15T22:20:20+01:00da sedda-co
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