MaxFox – il mostro dei girolamini

MaxFox


Colui che era riuscito, incredibilmente, a elevarsi fino al rango di consigliere del ministro dei Beni culturali, nonostante gli mancasse una qualunque laurea; e nonostante si portasse dietro una sulfurea reputazione di commerciante-trafficante sul mercato internazionale del libro antico. Colui che, più incredibilmente ancora, aveva profittato della sua qualifica al ministero per farsi nominare direttore di una biblioteca pubblica fra le più antiche d’Italia; la biblioteca dei padri oratoriani tradizionalmente designati, a Napoli, con il nome di Girolamini.
(Sergio Luzzato, “Max Fox”, Einaudi, Torino 2019, p. 14)

Venni a sapere di Max Fox casualmente da un post su instagram la settimana stessa di uscita del libro in commercio. Corsi in libreria scrivendo immediatamente una mail all’autore ritracciato su internet e, letto tutto, appena dieci giorni dopo, una seconda mail per congratularmi della sua produzione. Mi rispose ricambiando gli auguri per la mia pubblicazione e dicendosi occupato con le operazioni di trasloco verso gli Stati Uniti d’America, dove andava ad insegnare la sua materia per un paio di anni. Il prof. Sergio Luzzatto (nato a Genova e docente all’Università di Torino) ricostruisce con l’attendibilità dello storico la trama quasi romanzesca di triste cronaca della nostra Italia contemporanea. Onorati delinquenti, benemeriti malfattori, spettabili lestofanti, con curriculum degni di sceneggiature colossal, generano un intreccio di vicende da oscar per un autore di gialli. A caldo ho quindi espresso felicitazioni e riconoscenza allo storico professionista a servizio dell’informazione, con queste parole: «Il suo testo è prezioso indubbiamente per quanti cittadini, cristiani e non, si sentono vicini alla realtà rappresentata dal monumento nazionale; per di più la coscienza sociale, informata della cronaca, prende consapevolezza dello stato di conservazione e valorizzazione (sic!) del patrimonio culturale italiano».

L’Italia di un «direttore cleptomane» (nel titolo di un giornale spagnolo), e di un intreccio poliziesco che pareva «’Il nome della rosa’ in chiave surrealista». La biblioteca di un antico convento, un patrimonio di manoscritti di straordinario valore, un via vai di ecclesiastici e di laici, di fanciulle e di seduttori, di inquisitori e di inquisiti, pronti a tutto pur di realizzare i loro obbiettivi inconfessabili: «senza omicidi di mezzo», in «versione tragicomica», il caso dei Girolamini sembrava un remake del romanzo di Umberto Eco.
(S. Luzzato, “Max Fox”, Einaudi, Torino 2019, p.225)

In modo ancora piuttosto fortuito, soltanto adesso digitando “Max Fox” sul motore di ricerca, apprendo con sorpresa l’eco non indifferente che il libro ha registrato. In un battito di ciglio Google elenca sette link a siti internet di critica letteraria e un paio di giornali locali. Lo stupore stimola l’interesse ancor più se di primo acchito pare che in Italia non tutti siano d’accordo col prof. Luzzato…

In realtà l’unica importante critica al testo è arrivata dallo studioso di storia Tomaso Montanari, colui che all’epoca dei fatti fece l’esposto alla Procura. Della stesura prodotta dall’autore, Montanari non apprezza l’immagine del protagonista (Massimo De Caro) emergente nel libro che per lui rappresenta «un’apologia, una dichiarazione d’amore, un atto di empatia … per il saccheggiatore». E aggiunge ancora: «la quarta di copertina ricorda che Luzzatto è uno storico e un professore di Storia: perché è sulla sua consolidata reputazione di storico (e non sul possibile talento da scrittore) che si fa leva per vendere il libro, di cui pur si nega il carattere storico. Un’operazione cinica». Trovo molto duro il giudizio negativo espresso da Montanari e, risparmiando mie parole, sono d’accordo con la replica proposta da Quaderni d’altri tempi:

Spiegare il criminale non equivale a giustificarlo; ma anche questo sembra ostico da comprendere agli studiosi del XXI secolo. Come Luzzatto era interessato a studiare, più che Padre Pio, “il mondo di Padre Pio” [in un altro suo precedente libro], Max Fox è un libro sul mondo di De Caro. Per Sergio Luzzatto, la carriera di Massimo De Caro è la spia di “un inverno dello spirito”. Affascinato, certamente, da questo personaggio da commedia picaresca, come lui bibliofilo ma diversamente da lui in grado di fare di questa morbosa passione un crimine senza precedenti nel settore, Luzzatto non giudica, non assolve, non condanna. Pur rinunciando al mestiere di storico (non si può essere storici del presente, conclude), non si sottrae al tentativo di capire.
Se non capiamo, non possiamo evitare che nuovi De Caro emergano di nuovo in futuro. Per evitarlo, dobbiamo invece capire come Massimo De Caro sia diventato “il mostro dei Girolamini”: la sottocultura degli anni Ottanta (“dove tutto era possibile”, come ricorderà nostalgico De Caro), la permeabilità del demi-monde della politica italiana e delle gerarchie vaticane, lo stato miserabile delle biblioteche storiche di tutto il paese, l’indifferenza nei confronti del patrimonio librario, la trasformazione del mercato del libro antico in un ambiente frequentato non da paludati professori e intellettuali ma da uomini d’affari in doppiopetto attratti dal bene rifugio. È questo il contesto in cui prende corpo la vicenda umana di Massimo De Caro. Al di là del giudizio sull’uomo, Luzzatto ci lascia con qualcosa di ben più importante: il giudizio su un’epoca, una società per niente cambiata, in cui uomini come De Caro diventano “eroi del nostro tempo”, riuscendo a mettere la loro intelligenza al servizio di conturbanti e distorte visioni del mondo, in cui un libro abbandonato in una pubblica biblioteca alla mercé del tempo è un delitto a cui il bibliofilo deve opporsi anche trafugando il libro per suoi godimenti privati, affinché perlomeno sia tratto in salvo dall’oblio. Quella tentazione a cui ogni bibliofilo, certamente anche Luzzatto, deve aver vissuto almeno una volta; e che rende pertanto la parabola di De Caro così attraente, perché parla alla nostra cattiva coscienza, di cui il “mostro dei Girolamini” è una sorta di personificazione, un Anticristo di ogni topo di biblioteca che giunge sulla terra quando i tempi sono compiuti.

Quando io dissi a uno dei personaggi non protagonisti della storia – non ancora interpellato da nessun libro intervista e del quale rispetto l’anonimato – di aver letto Max Fox, mi risposte questi: «Si, anch’io. Certo è che lo scrittore parla di se stesso poggiandosi su un eroe negativo. L’eroe negativo è diventato famoso distruggendo cose e persone. Purtroppo questa tragedia non ha ancora ottenuto né chiarezza né conclusione». Chi ha vissuto in prima persona la vicenda non ha ancora messo la parola “fine” e, lasciando il discorso aperto, offre uno spunto per approfondire.

MaxFox – il mostro dei girolaminiultima modifica: 2020-01-11T21:21:26+01:00da sedda-co
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento